venerdì 17 dicembre 2010

L’immagine-video è già diventata la forma e il luogo della lotta politica?

L’immagine-video è già diventata la forma e il luogo della lotta politica?

Proveremo a rispondere a questo attualissima domanda Lunedì 20 dicembre 2010 alle 18 nel corso di un incontro/dibattito presso la sede di Camera a Sud a Molfetta.

BE MEDIA! La tua videocamera come strumento per raccontare e svelare il potere è il titolo dell’incontro promosso dalla Cooperativa Camera a Sud, giovane realtà produttiva, specializzata nell’attività di produzione audiovisiva, di formazione su e con i nuovi media e di ricerca sociale.

Nel corso della serata si discuterà del video come mezzo di azione sociale e come strumento per dare voce alle minoranze, di media-attivismo come condizione obbligata dell’attivismo sociale al tempo dei nuovi media e di Wikileaks come forma incisiva di contro-informazione. Documentare la realtà e catturarla nel video permette di raccontare infatti tutto ciò che l’informazione tradizionalmente non affronta. Di denunciare, sensibilizzare, sino a condizionare l’agenda politica.

Se pensiamo alla facilità con cui è possibile condividere le notizie in rete o alla semplicità tecnica di costruire un proprio blog o una propria web television, ci accorgiamo di come le nuove tecnologie, hanno dato a chiunque la possibilità di diventare un “media”, cioè di essere in prima persona un produttore e un veicolo di informazione. Al tempo stesso però è indispensabile creare momenti di riflessione e condivisione perchè l’utilizzo di questi strumenti sia il più possibile consapevole ed efficace.

L’appuntamento è quindi Lunedì 20 Dicembre alle 18.00 in via Gaetano Salvemini, n. 40 a Molfetta.

Per informazioni:

tel. 345.2699139 (Gianluca Sciannameo)

info@cooperativacameraasud.it

www.cooperativacameraasud.it

http://www.facebook.com/event.php?eid=175780382452121

Molfetta, 16/12/2010

martedì 6 aprile 2010

IL CINEMA DI PUGLIA E BASILICATA SI MOBILITA PER IL REGISTA IRANIANO JAFAR PANAHI.

«Essere un regista in Iran è molto difficile per chiunque voglia rimanere indipendente da chi comanda. Io ho sempre cercato di esserlo, facendo film che piacessero a me e non a determinate persone. Per quelli come me c'è un prezzo da pagare, e fino ad ora io mi sono potuto permettere di pagarlo».

Jafar Panahi 

Con lo slogan : Il Cinema per il Cinema, il 21 marzo è partita la mobilitazione permanente del cinema pugliese e lucano per il regista Jafar Panahi, arrestato dal regime iraniano insieme alla sua famiglia e ad altri filmmaker, con l'accusa di preparare un documentario sulle manifestazioni di dissenso pacifiche avvenute in Iran dopo la rielezione di Mahmud Ahmadinejad. Promossa dall’associazione RECIDIVI (REte del CInema, del DIgitale e del VIdeo di Puglia e Basilicata), che raccoglie decine di soggetti attivi nel campo dell’audiovisivo, l’iniziativa sta portando nelle sale alcuni dei film di Panahi, tra cui “Il cerchio”, dedicato alla non facile condizione delle donne di Teheran e  premiato con il Leone d’oro a Venezia nel 2000, mentre sta per essere avviata una raccolta di firme per chiedere alla città di Bari di assegnare la cittadinanza onoraria al regista. Anche la data scelta per l’avvio della campagna, che proseguirà fino alla liberazione di Panahi, non è casuale. Il 21 Marzo infatti ricorre il Capodanno persiano, il Nou Ruz, che letteralmente significa “giorno nuovo”. Un nuovo giorno che ci auguriamo possano vivere finalmente tutti i detenuti politici iraniani. Panahi sconta con altri infatti, il tragico destino comune a tutti quegli artisti che hanno fatto della libertà di espressione e dell’impegno civile la cifra stilistica del proprio lavoro. Fin dal suo esordio, infatti, il regista iraniano ha scelto di raccontare con semplicità storie quotidiane, mantenendo costante uno sguardo critico sulla realtà del suo paese. Come tragica prova della loro efficacia nel raccontare, i film di Panahi, premiati in tutto il mondo, sono da sempre proibiti e osteggiati in Iran. Il suo arresto purtroppo non sorprende, ma anzi conferma ancora una volta che il governo di Teheran intende soffocare brutalmente ogni voce di dissenso, colpendo innanzitutto gli uomini e le donne di cultura. La creatività ancora una volta viene percepita come un pericolo da chi ha il potere e teme di perderlo. Il cinema iraniano, che in questi anni ha dimostrato di possedere vitalità e coraggio, capacità di parlare alla gente, raccontandone i drammi e le problematiche, rappresenta una terribile minaccia per il regime. Ma anche una speranza per chi vede nella libertà e nell’autodeterminazione le possibili strade alla convivenza civile.  

 
 
 

RECIDIVI è un’Associazione di Promozione Sociale che ha sede a Bari e che riunisce oltre quaranta soci tra persone fisiche e giuridiche che lavorano nel campo del cinema e di ogni altra applicazione passata, presente e futura delle arti audio visuali. RECIDIVI infatti sta per REte del CInema, del DIgitale e del Video di Puglia e Basilicata. Il suo scopo è fare sistema, mettendo in comune i REpertori CInematografici DIgitali e VIdeo e creando con questi una rete di public library. La Rete quindi come EUTOPIA (buon luogo) per fare Sistema e produrre EUTROPIA (un buon movimento).

Per ulteriori informazioni e per aderire alla campagna di sostegno a Panahi:

recidivionline@gmail.com  http://recidivi.ning.com/

domenica 28 marzo 2010

non c'entra con il documentario, ma con la nostra vita

piccola considerazione: neanche i siti locali (tranilive e traniweb) fanno un articolo, neanche piccolo piccolo, sul comizio finale di chiusura di Palese Rocco a Trani... che tristezza...
poverino, però, Palese si è impegnato tanto, ha fatto vedere a tutti che ci crede veramente nelle cose che gli hanno fatto dire, ha cambiato taglio di capelli, ha studiato tanto i numeri, si è preso l'onere di contrastare un presidente amato.

e pensavo, chissà, magari pure lui piacerebbe poter dire ad alta voce che non gli piace una politica fatta di slogan urlati, di accuse, di palloncini e bandiere, di cori e canzoncine deficenti che sono come le sigle delle pubblicità,

che il divine follie gli fa schifo, che non vuole ridurre le donne a soprammobili da esibire, che non è un servo sciocco di interessi economici enormi, che non vuole trasformare la vita, la terra, l'acqua, in oggetti da vendere. Che anche lui in fondo riconosce che la Puglia in questi 5 anni è migliorata, che la strada intrapresa in fondo è quella giusta e che vale la pena provare a continuare così...

Magari gli piacerebbe poter dire: forse ho sbagliato, sono un uomo come voi, fragile, mi sono lasciato andare alle lusinghe del potere. sapete anche a me piacerebbe comandare un po'... anche io voglio un po' del vostro amore sincero, non mi accontento più dei fans portati a forza dai dirigenti locali del partito, che neanche sono capaci di riempire uno stand della fiera del levante... non è giusto!!

Chissà pure a Palese piacerebbe essere come NIchi e vivere la politica come capacità di immaginare un futuro diverso. Di costruire speranza e muoversi verso l'utopia. Cercando di non lasciare indietro nessuno. Restituendo dignità e diritti, e non concedendo carità ed elemosina.
Chissà...


detto questo, con il tono serio serio, e l'espressione contrita, vi dico:


chi non va a votare Nichi è brutto e lo cancello dalla rubrica degli amici (sulla e-mail e su facebook e su skype e su flickr e su tutti i social network che farò :P

mercoledì 17 giugno 2009

1959 Il tarantismo e il Salento di Franco Pinna

La straordinaria documentazione visiva del fotografo

dell’equipe di Ernesto de Martino nella suggestiva cornice di Palazzo Palmieri


1959 Il tarantismo e il Salento di Franco Pinna



Anteprima della ricerca di prossima pubblicazione

accompagnata dalla proiezione degli scatti del magistrale fotografo

e dagli interventi di autorevoli studiosi


Venerdì 26 Giugno ore 20:30

Parco turistico culturale Palmieri

Martignano (LE)


Intervengono:

Giuseppe Pinna (Archivio Pinna)

Eugenio Imbriani (Docente antropologia - Univ. Salento)

Luigi Chiriatti (Kurumuny)

Sergio Torsello (Istituto Diego Carpitella)

Più in generale, oggi attribuiamo un valore imprescindibile alla , dei fenomeni antropologici, diversamente da quanto capitava in epoche nelle quali il medium letterario esercitava su di essi un esclusivo primato di competenza. È per questa ragione che l’esperienza di Pinna in Salento merita una considerazione tutta speciale nell’evoluzione della coscienza comune attorno ai fatti antropologici, non solo d’ambito nazionale.

Ricorre quest’anno il cinquantesimo anniversario della, ormai famosa, ricerca di Ernesto de Martino e la sua equipe nel Salento, per esplorare e indagare il fenomeno del tarantismo.

Della spedizione faceva parte il fotografo Franco Pinna che realizzò un reportage di valore assoluto di cui solo 41 foto sono state pubblicate nelle varie edizioni della Terra del Rimorso (Il Saggiatore).

Molta della fama di FRANCO PINNA (La Maddalena/SS 1925 - Roma 1978), uno dei maggiori fotografi italiani del Novecento, è giustamente legata alle campagne di documentazione scientifica che ha svolto al seguito di Ernesto de Martino (1908-1965), probabilmente il massimo antropologo italiano del secolo scorso.

Del Tarantismo

Non era, quella di Pinna, la prima circostanza in cui il tarantismo salentino veniva ripreso fotograficamente. Fu però la prima volta che di quegli eventi ci si ripropose di fornire una rappresentazione quanto più organica e analitica possibile, nella coscienza che già alla fine degli anni Cinquanta tali manifestazioni fossero fenomeni in via di progressiva sparizione. Per perseguire questo obiettivo, Pinna si sforzò di adeguare i modi della documentazione di cronaca, da lui normalmente praticati come fotogiornalista, a una nuova funzione più disponibile alle esigenze scientifiche che la missione demartiniana, attrezzata anche per parallele registrazioni sonore, avrebbe dovuto pretendere. Il più rilevante fra i metodi adottati è quello della sequenza continua, "paracinematografico".

Contatti: Tel/Fax 0832 801577 cell. 3299886391

lunedì 26 gennaio 2009

Aidha. Colei che parte ma ritorna





Aidha. Colei che parte ma ritorna è un video documentario realizzato da Télos di Oasi2 con il sostegno dell’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia e in collaborazione con l’Ufficio Scolastico per la Puglia, sulla condizione delle donne immigrate nella nostra terra di Puglia.
Corredato da un libretto di accompagnamento, utile guida alla fruizione del documentario e, al contempo, traccia per gli approfondimenti che su questi temi si vorranno sviluppare, Aidha si offre come un prezioso strumento per la diffusione della cultura dei diritti umani.
Mettere in primo piano i racconti di una migrazione al femminile spesso difficoltosa e carica di problematiche psicologiche, affettive ed economiche è un’operazione necessaria a restituire dignità a soggetti fragili, spesso oggetto di una duplice potenziale discriminazione: quella causata dalla condizione di migrante e quella di donna in una società ancora troppo condizionata da stereotipi.

Sfatare questi stereotipi, impedire la nascita di pregiudizi, contrastare i comportamenti xenofobi e le idee razziste, favorire la maturazione di una coscienza civica aperta, tollerante e rispettosa delle molteplici diversità riconoscibili nel nostro contesto sociale sono gli obiettivi generali della comunità educante. L’intreccio fecondo tra le finalità di ampio respiro delle istituzioni scolastiche e gli intenti che hanno ispirato la realizzazione di questo documentario rendono Aidha non solo un film su di “loro” ma, nella misura in cui ci riconosciamo nei racconti delle donne immigrate, anche su di “noi”.

Aidha è perciò uno strumento didattico ideale per guidare i ragazzi alla scoperta e alla comprensione di quel delicato intreccio di storie personali, dinamiche socio-economiche e geopolitiche rappresentato dall’immigrazione. Nell’anno scolastico 2007-2008 Aidha è stato distribuito in tutte le scuole medie superiori della Puglia. Sono stati attivati 25 laboratori didattici in tutta la regione e gli operatori di Oasi2 hanno incontrato 562 ragazzi.

Anno di produzione: 2007

Supporto: mini dvd

Durata: 46’

Regia e montaggio: Gianluca Sciannameo

Produzione: Comunita’ oasi2 san francesco – onlus

Soggetto e sceneggiatura: Centro studi telos di oasi2

Interviste e aiuto regia: Manuela Lops

Musiche: musiche originali di Nico Masciullo.
Il documentario, inoltre, contiene musiche di nabil salameh -“erevan”,
michele lobaccaro, alessandro pipino; tratto dall’album “centro del mundo”; per
gentile concessione di edizioni cosmasola s.n.c. (2002).

Aidha è il racconto di tre donne provenienti da altrettanti luoghi diversi. Per un caso della vita e per necessità le loro storie e i loro sogni sono approdati in Puglia, terra da sempre di frontiera e di passaggio. Questo documentario contiene il racconto della loro storia di viaggio e integrazione, travagliata e difficoltosa, ma anche ricca di soddisfazioni. E’ il racconto delle loro scelte, del loro quotidiano, della speranza e del sacrificio, della voglia di raggiungere una piena emancipazione attraverso il lavoro e il ricordo. Queste donne finiscono così per raccontare anche qualcosa di noi stessi, su come sappiamo accogliere e accompagnare. E quei sogni li scopriamo anche un po’ nostri.