«Essere un regista in Iran è molto difficile per chiunque voglia rimanere indipendente da chi comanda. Io ho sempre cercato di esserlo, facendo film che piacessero a me e non a determinate persone. Per quelli come me c'è un prezzo da pagare, e fino ad ora io mi sono potuto permettere di pagarlo».
Jafar Panahi
Con lo slogan : Il Cinema per il Cinema, il 21 marzo è partita la mobilitazione permanente del cinema pugliese e lucano per il regista Jafar Panahi, arrestato dal regime iraniano insieme alla sua famiglia e ad altri filmmaker, con l'accusa di preparare un documentario sulle manifestazioni di dissenso pacifiche avvenute in Iran dopo la rielezione di Mahmud Ahmadinejad. Promossa dall’associazione RECIDIVI (REte del CInema, del DIgitale e del VIdeo di Puglia e Basilicata), che raccoglie decine di soggetti attivi nel campo dell’audiovisivo, l’iniziativa sta portando nelle sale alcuni dei film di Panahi, tra cui “Il cerchio”, dedicato alla non facile condizione delle donne di Teheran e premiato con il Leone d’oro a Venezia nel 2000, mentre sta per essere avviata una raccolta di firme per chiedere alla città di Bari di assegnare la cittadinanza onoraria al regista. Anche la data scelta per l’avvio della campagna, che proseguirà fino alla liberazione di Panahi, non è casuale. Il 21 Marzo infatti ricorre il Capodanno persiano, il Nou Ruz, che letteralmente significa “giorno nuovo”. Un nuovo giorno che ci auguriamo possano vivere finalmente tutti i detenuti politici iraniani. Panahi sconta con altri infatti, il tragico destino comune a tutti quegli artisti che hanno fatto della libertà di espressione e dell’impegno civile la cifra stilistica del proprio lavoro. Fin dal suo esordio, infatti, il regista iraniano ha scelto di raccontare con semplicità storie quotidiane, mantenendo costante uno sguardo critico sulla realtà del suo paese. Come tragica prova della loro efficacia nel raccontare, i film di Panahi, premiati in tutto il mondo, sono da sempre proibiti e osteggiati in Iran. Il suo arresto purtroppo non sorprende, ma anzi conferma ancora una volta che il governo di Teheran intende soffocare brutalmente ogni voce di dissenso, colpendo innanzitutto gli uomini e le donne di cultura. La creatività ancora una volta viene percepita come un pericolo da chi ha il potere e teme di perderlo. Il cinema iraniano, che in questi anni ha dimostrato di possedere vitalità e coraggio, capacità di parlare alla gente, raccontandone i drammi e le problematiche, rappresenta una terribile minaccia per il regime. Ma anche una speranza per chi vede nella libertà e nell’autodeterminazione le possibili strade alla convivenza civile.
RECIDIVI è un’Associazione di Promozione Sociale che ha sede a Bari e che riunisce oltre quaranta soci tra persone fisiche e giuridiche che lavorano nel campo del cinema e di ogni altra applicazione passata, presente e futura delle arti audio visuali. RECIDIVI infatti sta per REte del CInema, del DIgitale e del Video di Puglia e Basilicata. Il suo scopo è fare sistema, mettendo in comune i REpertori CInematografici DIgitali e VIdeo e creando con questi una rete di public library. La Rete quindi come EUTOPIA (buon luogo) per fare Sistema e produrre EUTROPIA (un buon movimento).
Per ulteriori informazioni e per aderire alla campagna di sostegno a Panahi:
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